Se analizziamo i flussi turistici pubblicati dal Ministero della Cultura, emerge un quadro estremamente positivo per il nostro patrimonio: i biglietti staccati crescono di anno in anno. Tuttavia, incrociando questi numeri con le analisi di settore del Sole 24 Ore sul marketing culturale, notiamo un punto debole strutturale: il tasso di ritorno.
Per la stragrande maggioranza delle istituzioni, il rapporto con il pubblico inizia e finisce alla biglietteria. Una volta varcata la porta di uscita, il visitatore torna a essere un fantasma. Non sappiamo chi sia, cosa abbia apprezzato di più e, soprattutto, non abbiamo alcun modo per invitarlo a tornare.
Il punto cieco delle audioguide fisiche e degli aggregatori
Questa “amnesia” istituzionale è il risultato diretto degli strumenti che abbiamo utilizzato fino a oggi.
Fornire a un visitatore un’audioguida hardware tradizionale significa offrirgli un servizio passivo: il dispositivo viene riconsegnato all’uscita e l’interazione si azzera. Allo stesso modo, quando un museo decide di appoggiarsi a un “aggregatore turistico” di terze parti per la propria app di visita, sta implicitamente cedendo il proprio pubblico. L’aggregatore raccoglie i dati anagrafici, traccia i comportamenti e utilizza quelle informazioni per proporre al turista altre mete, mentre al museo rimane solo un report statistico generico e anonimo a fine mese.
In un’epoca in cui i dati proprietari (i cosiddetti First-Party Data) sono il vero motore economico di ogni azienda, rinunciare a conoscere il proprio pubblico è una leggerezza strategica che nessuna direzione dovrebbe più concedersi.
Dalla visita passiva alla community attiva
Il vero salto di qualità per la sostenibilità di un museo non risiede solo nell’attrarre nuovi turisti, ma nel trasformare chi ci ha già scelto in un visitatore ricorrente e in un ambasciatore del brand. È qui che emerge il valore inestimabile di un’app museale proprietaria.
Quando il visitatore scarica l’app ufficiale del museo sul proprio smartphone, quello strumento non viene restituito a fine percorso, ma viaggia con lui. Il museo ottiene così un canale di comunicazione diretto, intimo e privo di intermediari.
Questo apre le porte a strategie di marketing culturale finora impossibili o costosissime per una singola istituzione:
-
Analisi dei comportamenti: Comprendere quali opere vengono ascoltate di più e quali percorsi vengono ignorati, ottimizzando così l’allestimento e le scelte curatoriali future.
-
Retargeting ed Eventi: Utilizzare le notifiche push (silenziose ed eleganti) per avvisare il pubblico locale dell’inaugurazione di una nuova mostra temporanea, di un’apertura serale o di un evento esclusivo.
-
Cross-selling: Incentivare l’acquisto di cataloghi, merchandising o l’iscrizione alle membership card direttamente dal telefono del visitatore nei giorni successivi alla visita.
Tutelare la propria identità digitale e raccogliere in modo trasparente i dati del proprio pubblico significa smettere di rincorrere i visitatori ogni singolo giorno, iniziando finalmente a costruire una community solida, fidelizzata e pronta a sostenere le iniziative future dell’istituzione.


