Negli ultimi dieci anni, il rapporto tra le istituzioni culturali e il pubblico è profondamente cambiato. Se guardiamo all’evoluzione dei servizi offerti ai visitatori, il traguardo più evidente riguarda le fasi precedenti all’ingresso in struttura. Eppure, proprio quando il visitatore varca la soglia del museo, si verifica spesso un cortocircuito tecnologico.
Da un lato abbiamo un pubblico abituato a prenotare, pagare e organizzare il proprio tempo libero interamente tramite smartphone. Dall’altro, un’esperienza di visita che, in molte realtà, si appoggia ancora a supporti obsoleti.
I numeri del settore: a che punto è la digitalizzazione museale?
Per comprendere la portata di questo fenomeno, è essenziale guardare ai dati ufficiali. Secondo i recenti risultati della ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale nella Cultura del Politecnico di Milano, il ticketing online nei musei italiani è passato dal 25% del 2018 al 58% attuale. Questo significa che più della metà dei visitatori entra in contatto con il museo attraverso un ecosistema digitale fluido e immediato.
Sempre secondo i dati dell’Osservatorio, il 72% delle istituzioni culturali dichiara di aver investito nello sviluppo di competenze legate alla presenza online e al ticketing digitale (nel 2018 era solo un terzo). Il settore ha compreso il valore del web, ma l’innovazione rischia di fermarsi in biglietteria.
Il divario tra l'acquisto web e la visita fisica
Cosa succede oggi quando un visitatore, dopo aver acquistato il biglietto dal proprio telefono, entra nel museo? Molto spesso viene accolto da code al desk per il noleggio di un’audioguida fisica. Questo passaggio interrompe bruscamente la fluidità dell’esperienza.
Continuare a utilizzare dispositivi hardware dedicati comporta diverse criticità gestionali per le direzioni museali:
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Costi operativi costanti: I dispositivi si rompono, le batterie si deteriorano e richiedono aggiornamenti manuali per ogni nuova mostra temporanea.
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Problemi di igiene e logistica: La sanificazione continua degli apparecchi e la gestione delle riconsegne assorbono tempo prezioso del personale di sala.
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Mancanza di dati: Un’audioguida tradizionale non fornisce alcuna statistica in tempo reale su quali opere vengono ascoltate maggiormente o in quale lingua.
Il visitatore ha già in tasca il dispositivo più potente e igienico possibile: il suo smartphone. Costringerlo a usare un apparecchio estraneo rappresenta un passo indietro rispetto alle sue abitudini.
L'evoluzione naturale: portare il museo nello smartphone del visitatore
La soluzione per colmare questo divario si chiama BYOD (Bring Your Own Device). Abbracciare questa filosofia significa permettere ai visitatori di fruire dei contenuti culturali direttamente dal proprio telefono, eliminando ogni frizione.
Invece di noleggiare un dispositivo, il visitatore inquadra un QR code accanto all’opera e accede immediatamente a un’applicazione web o nativa dedicata. Questa transizione risolve i problemi logistici della biglietteria e trasforma un centro di costo (la manutenzione dell’hardware) in un potenziale generatore di ricavi e dati.
Il vantaggio di un'app nativa e indipendente
Affinché questa transizione sia efficace, il museo non deve cedere la propria identità ad aggregatori turistici generalisti. La scelta ottimale ricade su soluzioni whitelabel ed esclusive, ovvero applicazioni personalizzate con il logo, i colori e i font proprietari del museo.
Con un sistema come Velis Art, il museo può offrire audioguide multilingua con voci naturali e traduzioni immediate, garantendo anche la fruizione in modalità offline per quegli spazi espositivi, come le gallerie sotterranee, privi di copertura Wi-Fi. In questo modo, l’innovazione digitale non si limita al momento dell’acquisto del biglietto, ma accompagna il visitatore per tutta la durata della mostra, raccogliendo al contempo dati preziosi – in forma aggregata e nel rispetto della privacy – per migliorare costantemente l’offerta culturale.


